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dc.contributor.advisorMateus, Francisco Aires-
dc.contributor.advisorMoreno, Joaquim-
dc.contributor.advisorArraiolos, Marco-
dc.contributor.authorParavati, Gabriele-
dc.date.accessioned2018-08-08T09:51:40Z-
dc.date.available2018-08-08T09:51:40Z-
dc.date.issued2018-07-18-
dc.identifier.urihttp://hdl.handle.net/11144/3870-
dc.description.abstractAutonomia formale come arma a doppio taglio: da un lato la libertà come ricerca compositiva originale e poetica, dall’altro un caos di forme e para-architetture sterili. La conseguenza dell’influenza autonoma sull’architettura è risultata essere così un festival di forme ed espressioni in cui provare a rintracciare, ponendo l’autonomia come chiave di lettura, i segnali e gli stimoli per la risposta progettuale richiesta dal laboratorio: uno spazio per la danza, uno spazio per il Tejo. Avvalendosi della libertà interpretativa concessa dalla richiesta e data la grande adattabilità della funzione della danza, il progetto nasce dalla ricerca di immagini e relazioni tra la disciplina architettonica e campi esterni ad essa, come l’arte, il teatro o la danza stessa. Il progetto va oltre la conformazione classica del teatro, per produrre sia uno spazio non convenzionale, strettamente dedicato e legato alla danza, che uno spazio pubblico alternativo. Una ricerca autonoma che ripensa le relazioni tra gli elementi teatrali, quali palco e platea, per offrire un nuovo modo di vivere il teatro. Se il Moderno nacque come reazione ai canoni che definirono la disciplina architettonica fino al Novecento, la corrente contemporanea ha superato, a sua volta, i preconcetti imposti dal Modernismo stesso. Queste trasformazioni interne alla cultura architettonica hanno sempre coinciso con la ricerca di autonomia della disciplina. La scintilla autonoma primordiale è rintracciabile al principio del Moderno. Da qui si inizierà a definire ciò che le varie teorie sull’autonomia hanno comportato nella storia dell’architettura. Verranno individuati progetti e teorie storiche in cui tale concetto è fortemente presente per tracciare le vie che hanno permesso l’insediarsi dell’autonomia nella composizione formale dell’architettura, cambiandola dall’interno. Con la consapevolezza e gli occhi di chi ha posto le basi per tale questione, si proverà dunque a capire come le forme dell’architettura contemporanea abbiamo fisicamente interpretato tali pensieri. Una costellazione di pensieri e idee sull’autonomia, appartenenti a situazioni storiche e culturali differenti, ha liberato la composizione architettonica dalla catena di regole e canoni stilistici. Consegnando le redini del gioco alle mani libere dell’architetto, la disciplina ha affidato a quest’ultimo la responsabilità di dover guidare l’architettura verso nuovi orizzonti compositivi.por
dc.language.isoitapor
dc.rightsopenAccesspor
dc.subjectAutonomiapor
dc.subjectSpaziopor
dc.subjectTejopor
dc.titleAutonomia: uno spazio per il Tejo, uno spazio per la danzapor
dc.typemasterThesispor
thesis.degree.nameDissertação de Mestrado em Arquitecturapor
dc.identifier.tid201962373por
Appears in Collections:DA - Dissertações de Mestrado

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